di Stevie Kim
Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 42 del magazine Vitae, pubblicazione ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier, uscito a settembre 2024.
“La storia dell’Italia s’intreccia, fin dai suoi albori, con la storia del vino. In breve, il vino è stato e continua a essere un elemento essenziale della civiltà italiana. Sembra quindi una scelta naturale nonché piacevole quella di ripercorrere la storia d’Italia attraverso i suoi vini, naturalmente con un bicchiere in mano”. Si apre così l’ultimo libro di Marc Millon, l’autore, wine expert e podcaster che ci accompagna oggi nell’esplorazione di uno scorcio contemporaneo di storia e cultura italiane, quello delle donne del vino. Lo faremo in cinque sorsi: cinque vini, cinque storie al femminile e cinque commenti di Marc, con l’aggiunta di cinque interviste di Italian Wine Podcast.
1. La prima enologa italiana
Il vino: Torgiano Rosso Riserva DOCG Rubesco Vigna Monticchio, Cantine Lungarotti
La storia: Teresa Severini Lungarotti – co-proprietaria dell’azienda di famiglia – è la prima donna italiana ad aver ottenuto, nel 1978, il titolo di enologa. Nessun’altra donna aveva scelto quel percorso prima di lei. Il mondo del vino era diverso, allora: le donne lavoravano principalmente in segreteria o nelle relazioni pubbliche, mai in settori che richiedevano competenze tecniche. Teresa racconta che, se da un lato non ha incontrato grandi resistenze durante gli studi, dall’altro ne ha sperimentate in azienda, da parte dei lavoratori. Oltre al fatto di essere una giovane donna, a creare frizioni era anche il suo intento di introdurre innovazioni nei processi produttivi, come la fermentazione a bassa temperatura osservata in Francia.
Stevie Kim & Teresa Severini Lungarotti
Il commento di Marc: “Vigna Monticchio Rubesco Riserva è un vino a cui Teresa si sente particolarmente legata. Ha un colore rubino intenso e un bouquet primario di amarene, more ed erbe balsamiche. Alcune note di legno, con l’invecchiamento, evolvono in toni caldi e speziati di pepe nero, caffè, cacao, splendidamente bilanciati con una struttura potente, tannini rotondi e un finale lungo e persistente”.
L’intervista: Teresa Severini Lungarotti per Wine, Food & Travel, episodio n. 736.
2. Il progetto Prime Donne
Il vino: Brunello di Montalcino DOCG “Prime Donne”, Casato Prime Donne
La storia: Casato Prime Donne è una cantina a gestione interamente femminile che, alla sua fondazione nel 1998, è d’ispirazione in un settore dominato dagli uomini. Il progetto inizia quando Donatella Cinelli Colombini lascia la cantina di famiglia, passata in eredità al fratello, per trasformare l’allora Fattoria del Colle in una nuova azienda dedicata al Brunello di Montalcino. Al momento di comporne lo staff, non si trovano giovani enologi disponibili. In compenso, le enologhe in cerca di opportunità sono moltissime: il motivo? La maggior parte delle cantine non considera l’idea di impiegare una donna in quella posizione. Nasce così il desiderio di mostrare come un team di donne sia in grado di produrre grandi vini e, con esso, il Casato Prime Donne.
La squadra di Prime Donne
Source: https://www.cinellicolombini.it/
Il commento di Marc: “Nel bicchiere, il Brunello di Montalcino Prime Donne è un vino che trascende assolutamente il genere: potentemente vigoroso, con una persistenza bilanciata da un’eleganza armoniosa che è complessa, intrigante e semplicemente bella. Rendo omaggio a Donatella e a tutte le tante donne talentuose che lavorano nel mondo del vino in tutta Italia”.
L’intervista: Donatella Cinelli Colombini per Clubhouse Ambassador’s Corner, episodio n. 682
3. Il primo amore non si scorda mai
Il vino: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC “Loretello”, Cantine Politi
La storia: nonostante la sua passione per la campagna e l’agricoltura, maturata seguendo il padre e gli zii in vigna, Giuditta viene scoraggiata dall’entrare in un mondo del vino considerato non adatto alle donne. Così, dopo aver conseguito un Dottorato di Ricerca in Genetica, trova lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel 1996, la famiglia si trova a un bivio: vendere la tenuta o trovare una nuova guida. Giuditta coglie quindi l’opportunità di riproporsi e cambiare completamente vita, lasciando il laboratorio per il vigneto e la cantina. L’inizio non è facile: sono in particolare la forza lavoro composta da uomini di una certa età e il pregiudizio storico derivante dal mondo della mezzadria le sfide che la giovane Giuditta enologa deve affrontare.
Giuditta Politi
Il commento di Marc: “I vini che Giuditta crea dimostrano la precisione e la visione di una scienziata trasformata in abile enologa che sa esattamente quale tipo di vino desidera creare. Loretello ha una pienezza ricca in bocca che deriva almeno in parte dalle due vendemmie delle uve verdicchio, la prima precoce per mantenere freschezza e aroma, la seconda di uve leggermente surmature per conferire pienezza e ricchezza al vino”.
L’intervista: Giuditta Politi per Wine, Food & Travel, episodio n. 748
4. Un posto da chiamare “casa”
Il vino: Aglianico del Vulture DOC “Sceg”, Azienda Agricola Elena Fucci
La storia: la diciannovenne Elena Fucci, come molti suoi coetanei in Basilicata, sogna di trasferirsi altrove e fare altre cose. Quando però i genitori e i nonni le dicono che venderanno Torre Titolo, la casa e i vigneti dove lei è nata e cresciuta, realizza d’un tratto di non potersi immaginare altrove. Decide perciò di studiare enologia e creare una nuova cantina nella casa di famiglia. Elena riprogetta la propria vita in funzione del suo desiderio di rimanere nella terra che ama e difendere la regione e i vini ai quali si scopre così profondamente legata. In questo senso, è un modello per una nuova generazione di donne – e anche uomini che sappiano valorizzare il posto che chiamano “casa”. La fortuna aiuta gli audaci: creata nel 2000, la cantina Elena Fucci dà oggi risultati eccezionali.
Elena Fucci & Stevie Kim
Il commento di Marc: “Sceg è un vino che proviene da uve coltivate su antiche e contorte viti di aglianico, precedentemente curate da anziani, ora trasformate da questa dinamica enologa in un vino con freschezza, bellissima frutta, combinato con sapori erbacei e resinosi del vulcano e tannini vellutati, un vino che incarna la bellezza e la fiducia della gioventù”.
L’intervista: Elena Fucci per Italian Wine Podcast, On the Road Edition, episodio n. 785
5. Sensibilità femminile e sostenibilità
Il vino: Offida DOCG Pecorino “Guido Cocci Grifoni”, Tenuta Cocci Grifoni
La storia: Marilena Cocci Grifoni spiega che una particolarità delle donne è la grande sensibilità per il lavorare cooperativamente, sia con gli altri che con la natura. È anche grazie a questa spinta che Tenuta Cocci Grifoni – gestita da Marilena assieme alle figlie Camilla e Marta – ottiene la certificazione B Corp, rilasciata ad aziende e organizzazioni con gli standard più elevati di tutela ambientale ed equità sociale, oltre che di sostenibilità economica. Tenuta Cocci Grifoni ha inoltre il grande merito di aver contribuito sensibilmente alla riscoperta del vitigno pecorino, prima quasi estinto. È il padre di Marilena, infatti, che trova le ultime piante superstiti sui Monti Sibillini, le trapianta e le trasforma nel vigneto madre di pecorino ancora oggi fulcro dell’azienda.
Members of Cocci Grifoni family: Diana, Marta, Marilena, and Camilla
Source: https://www.tenutacoccigrifoni.it/
Il commento di Marc: “Solo i migliori grappoli vengono raccolti, fermentati e lasciati sui lieviti per un anno, con bâtonnage una volta alla settimana. Il risultato è un concentrato di pecorino, con un bouquet di erbe selvatiche, fiori gialli, una bellissima texture cremosa e una spina dorsale acida intensa in bocca, con un finale minerale e persistente. È un vino di immensa finezza e precisione realizzato con amore da una figlia in omaggio al proprio padre”.
L’intervista: Marilena Cocci Grifoni per Wine, Food & Travel, episodio n. 730.
Stevie’s book corner
- Marc Millon, Italy in a wineglass: the taste of history, Hurst & Company Publishers, 2024
Come anticipato, questo libro accosta la storia dell’Italia e quella del suo vino in modo originale. Il penultimo capitolo, “Donne e vino”, ha ispirato l’articolo di questo numero. Oltre che un abile storyteller, Marc Millon è un vero Italian Wine Ambassador. Per gli italiani che lo leggono, arricchisce la storia raccontata con il punto di vista di chi non è italiano di nascita, ma lo è per passione, a titolo onorario.
- Deborah Brenner, Women of the vine: inside the world of women who make, taste, and enjoy wine, Trade Paper Press, 2006
Anche se un po’ datato, questo libro – nominato al tempo tra i migliori dell’anno da Wine Spectator – punta efficacemente i riflettori su alcuni esempi di figure femminili che hanno scelto, conquistato e difeso il proprio posto nella wine industry. L’autrice è, tra le altre cose, la fondatrice e CEO di Women of the Vine & Spirits, associazione internazionale per lo sviluppo e il sostegno delle donne nel mondo del vino in ogni fase del loro percorso professionale.
Pubblicato anche sulla rivista Vitae numero 42 di settembre 2024.



