Che la Generazione Z beva meno alcol rispetto alle generazioni precedenti non è più una notizia. È un dato ormai assodato.
La vera domanda, oggi, è un’altra: come si diverte la Gen Z, se il bere non è più il centro di tutto?
La risposta è già abbastanza chiara, soprattutto sui social: la festa non sparisce. Cambia posto.
Capire come si diverte la Gen Z oggi significa guardare proprio a questo spostamento. Dai club e discoteche notturne a spazi che fino a poco tempo fa avevano tutt’altra funzione, spesso diurni, a volte insospettabili. Basta osservare cosa sta emergendo in diverse città per capire la direzione: bakery, cafè, persino lavanderie. È qui che prendono forma fenomeni come il Soft Clubbing e le Bakery Raves, che stanno riscrivendo (senza troppo rumore) l’idea stessa di divertimento.
Bakery raves: ballare tra i croissant
Non è ancora un fenomeno mainstream, ma è uno di quei format che iniziano a diffondersi a livello globale. Parliamo delle Bakery Raves: panetterie che smettono di essere solo una tappa veloce per la colazione e diventano palcoscenici temporanei per DJ set, spesso al mattino o nel primo pomeriggio.
Questi sono solo alcuni esempi, raccontati anche da varie pubblicazioni che ne hanno seguito la diffusione. A Parigi, nel marzo 2025, Bob Sinclar ha suonato dietro il bancone di una bakery, con baguette ed éclair a fare da scenografia. Anche a Ginevra, questo tipo di evento mattutino ha richiamato centinaia di persone, confermando che il formato breve funziona: si balla, si prende qualcosa, poi ognuno torna alla propria giornata (qui un approfondimento). Mentre, a Bruxelles, alcuni brand hanno sperimentato rave diurni in pasticcerie di quartiere. Negli Stati Uniti, soprattutto a Los Angeles e Miami, sempre più bakery adottano DJ set diurni e formule a bassissimo contenuto alcolico, pensate per chi cerca contesti percepiti come più sicuri e meno legati all’eccesso ( Qui ne parlano).
Il punto, però, non è il singolo evento. È il contesto, familiare e accessibile. Sono spazi che conosci già, che non intimidiscono, in cui la festa diventa qualcosa che si attraversa, non un’esperienza totalizzante da cui poi bisogna riprendersi.
Soft clubbing: caffè, lavanderie e luoghi sober-friendly
Il fenomeno rientra in un movimento più ampio, noto come Soft Clubbing, dove eventi diurni con musica elettronica e una socialità meno legata all’alcol ridefiniscono il concetto di party tradizionale. In alcune città, il trend dei Coffee Raves sostituisce cocktail e shot con matcha latte, espressi doppi e caffè freddi. In tutto questo, la musica resta centrale.
A New York o Berlino, persino le lavanderie a gettone ospitano feste temporanee a cui hanno dato il nome specifico di Laundromat Parties: spazi che, tra estetica industriale, luci al neon e musica elettronica, sembrano quasi fatti apposta per diventare perfetti luoghi di socialità.
Insomma, la vita notturna non è più l’unica opzione, soprattutto quando esistono modi di stare insieme più compatibili con il ritmo quotidiano.
E se questo è il modo in cui si diverte la Gen Z oggi, la prossima domanda arriva spontanea.
E il vino, dove sta?
In uno scenario in cui la festa è breve, flessibile e a prova di sobrietà, che spazio resta per il vino? La risposta più scontata è che rimane indietro, perché lontano dal modo in cui si vive il divertimento oggi.
Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. E se invece il vino iniziasse a muoversi altrove?
Per esempio: perché non farlo entrare nei contesti creativi che oggi muovono le persone? Workshop di ceramica, design, illustrazione: eventi che iniziano nel pomeriggio, durano poco e hanno un’estetica forte. In spazi così il vino basta che sia presente: un calice, non una bottiglia da finire per forza.
E perché no, le librerie? Quelle indipendenti, soprattutto. Spazi che nascono già per essere creativi, aperti, un po’ fuori dagli schemi. Luoghi dove si va per curiosità, per restare, per perdersi tra i libri. In contesti così il vino può entrarci senza forzature: scelto come si sceglie un libro, per affinità, per atmosfera. Un calice in un momento preciso, che accompagna semplicemente quello che succede.
La stessa logica vale anche per altri spazi che fanno già parte di questo modo di vivere. Concept store, showroom temporanei, spazi di design: luoghi in linea con come la Gen Z si muove, si incontra, si diverte oggi. Anche qui il vino può trovare spazio senza forzature, se rispetta quel ritmo e quello stile di vita.
Saper leggere il momento
Il punto di partenza è osservare, quindi, come si diverte la gen Z oggi, perché è lì che si capisce dove può inserirsi il vino. Non ripetendo quello che si è sempre fatto, ma guardando i contesti, i tempi e i luoghi che oggi funzionano davvero. Questo significa pensare a formati più brevi, a spazi diversi, a un ruolo del vino meno ingombrante e più leggibile. Non soluzioni definitive, ma direzioni possibili per chi lavora nel mondo del vino e non può permettersi di restare fermo.


