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“Eh ma i giovani?” Lo abbiamo chiesto direttamente a Stevie Kim

Era da un po’ che volevamo intervistare Stevie Kim. Anche perché questa cosa della Gen Z e del vino ormai ci segue praticamente ovunque. Ogni volta che si apre una conversazione sul futuro del vino, prima o poi si finisce sempre lì. “Eh ma i giovani?”, “eh ma la Gen Z?”, “eh ma perché i ragazzi non bevono più vino?”. Quindi a un certo punto ci siamo dette: ok perfetto, per una volta iniziamo noi questa conversazione.

Perché alla fine le dirette interessate siamo noi: Gen Z vere, ufficiali, presenti in carne, ossa e scroll compulsivo. E quindi chi meglio di noi poteva sedersi davanti a Stevie Kim, Italian Wine Evangelist, fondatrice di Italian Wine Podcast, (nonché anche il nostro capo), per chiederle tutte quelle cose che continuiamo a sentirci dire sul rapporto tra giovani e vino?

Così, dopo essere riuscite in qualche modo ad inserirci nella sua agenda colma di impegni, abbiamo fatto una puntata di Open Bar Stevie al contrario. Abbiamo preso il suo solito format YouTube, e chiesto a lei di sedersi dall’altra parte del microfono. 

La nostra prima vera intervista

Un po’ di ansietta all’inizio c’era.

In fin dei conti, questa era la nostra prima vera intervista e partire da una persona che vive davanti a telecamere, microfoni, podcast, eventi e panel ogni settimana non era esattamente il modo più facile per iniziare.

Principalmente, avevamo paura che diventasse una di quelle interviste troppo costruite. Troppo “parliamo del futuro del vino”, con quell’effetto domanda perfetta e risposta perfetta. In realtà, a noi interessava molto di più capire come ci vede davvero chi questo settore lo vive da anni. Noi come generazione, noi dentro questo mondo, noi quando entriamo in un ristorante e ci viene l’ansia davanti a una carta vini.

“Ok, tre aggettivi per descrivere la nostra generazione”

Una delle prime cose che abbiamo chiesto è stata: “ok Stevie, tre aggettivi per descrivere la Gen Z”. Eravamo preparate alle classiche definizioni che negli ultimi tempi sentiamo ripetere ovunque sui giovani. Invece no. Iperconnessi, selettivi e soprattutto entitled.

Entitled è una di quelle parole che in italiano non sai mai bene come tradurre davvero, però quando Stevie si è messa a spiegarla il concetto è arrivato immediatamente. Quella sensazione per cui siamo abituati ad avere tutto subito: risposte subito, risultati subito, possibilità subito. E lì la conversazione ha iniziato a prendere una piega interessante. Perché, anche senza essere completamente d’accordo, era difficile dire che quel discorso non avesse almeno una parte di verità.

Più che vino, generazioni

Andando avanti con l’intervista, abbiamo capito che non stavamo più parlando solo di vino.

O meglio, il vino c’era ancora, ovviamente, però era diventato quasi lo sfondo della conversazione. Nel giro di pochi minuti siamo finite a parlare di ansia, aspettative, pressione sociale, paura di sembrare stupidi, produttori, TikTok, senso di appartenenza, bisogno continuo di sentirsi all’altezza e persino di mariti che non cambiano mai e “vecchi cani che non imparano nuovi giochi”.

Il bello era proprio quello: un dialogo che continuava a spostarsi da una cosa all’altra, fatta di paragoni, metafore e discorsi che partivano dal vino e finivano completamente altrove.

Chi deve imparare da chi?

Eravamo partite pensando di parlare di Gen Z e vino, e invece siamo finite a parlare di cambiamento. Del fatto che probabilmente il vino non è così lontano dai giovani come continuiamo a raccontarci, ma che purtroppo, spesso, continua a parlare una lingua che non sentiamo nostra. Una lingua troppo tecnica, troppo impostata, troppo seria, che porta la Gen Z ad avere sempre la sensazione di poter sbagliare qualcosa.

Allo stesso tempo però è venuta fuori un’altra cosa abbastanza vera, e cioè che “noi” facciamo una fatica enorme con tutto quello che richiede tempo. La pazienza, l’esperienza, il percorso, l’attesa. Praticamente tutte le cose su cui il vino si basa. E forse è anche quello che possiamo imparare di più da chi questo lavoro lo fa da anni, soprattutto dai piccoli produttori che continuano a fare vino più per passione che per comodità.

Dall’altra parte è venuta fuori una cosa, anche questa, molto vera: il vino può anche essere buonissimo, ma se nessuno sa raccontarlo, il problema rimane. Ed è probabilmente lì che il mondo del vino può imparare dalla Gen Z: nel modo di comunicare, stare nel mondo digitale e raccontare le cose senza farle sembrare irraggiungibili.

Due generazioni allo stesso tavolo

La sensazione durante tutta l’intervista è stata che nessuna delle due parti stesse davvero cercando di avere ragione. Non era “la Gen Z non capisce il vino” e nemmeno “il mondo del vino è vecchio e basta”. Sembrava più il tentativo di capire perché spesso queste due cose continuano a sfiorarsi senza incontrarsi davvero.

Alla fine, il punto non era trovare una risposta definitiva sul rapporto tra Gen Z e vino. Era vedere cosa succede quando, per una volta, due generazioni si siedono davvero allo stesso tavolo senza fingere di parlare solo di vino.

E sinceramente? È andata molto meglio di quanto ci aspettassimo.

Grazie Stevie Kim per esserti prestata a questa puntata decisamente poco usuale di #OpenBarStevie e per esserti fidata abbastanza da lasciarti intervistare dalla Gen Z energy di Flip Side.

Diciamo solo che questa potrebbe tranquillamente non essere stata l’ultima intervista insieme. E soprattutto, dopo tutta la parte sull’ansia generazionale, presentarci alla prossima intervista un po’ meno ansiose sarebbe già un grande passo avanti.

Se volete vedere com’è andata davvero, l’intervista completa è su YouTube, sul canale Italian Wine travel with Stevie Kim

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