
Oggi parliamo di una delle scelte più complicate che io conosca quando si parla di vino. Complicate per noi, ovviamente, perché ci sono persone che, davanti a questa situazione, si sentono totalmente a proprio agio. Noi, invece, la viviamo molto (ma molto) male. Parliamo di come scegliere una bottiglia di vino al supermercato.
Meglio il supermercato che un’enoteca
E comunque, diciamolo: al supermercato è ancora una versione facile del gioco. Perché se già lungo le corsie andiamo in tilt, provate ad immaginarci in un’enoteca vera, in quelle location super curate, dove nell’aria aleggia la sensazione che tutti sappiano esattamente cosa dovrebbero scegliere…tranne noi. Preferisco sicuramente il supermercato. Non c’è nessuno, infatti, che ti fissa mentre cerchi di capire come scegliere una bottiglia di vino. E puoi navigare nell’incertezza per quanto ti pare, restando paralizzata a fissare lo scaffale per tutto il tempo che vuoi.
Quindi sì, oggi mi accontento di raccontare le difficoltà reali che incontriamo nel capire come scegliere una bottiglia di vino al supermercato, davanti a quelle lunghissime corsie di scaffali.
Nel labirinto degli scaffali infiniti
Partiamo proprio da lì: da quella discesa interminabile. Metti piede nel reparto vino e vieni investita da un esercito di bottiglie, che sembrano dirti: “Dai, scegli me.” Però (e qui lo ammettiamo), per fortuna al supermercato qualcuno ci ha pensato e ci viene in soccorso dividendo l’esposizione per regione: e questo è l’unico appiglio quando proviamo ad orientarci.
Così, mentre il nostro cervello prova faticosamente a mettere insieme le informazioni, riusciamo a collegare la regione al vino più famoso: Toscana? Chianti (questo lo riconosce pure mia zia). Barolo? Piemonte, facile. Sono come dei segnali stradali. E lì, per un secondo, abbiamo l’illusione di sapere quello che stiamo facendo.
Le etichette attirano ma ingannano
Superato lo shock iniziale, arriviamo al secondo grande ostacolo di come scegliere una bottiglia di vino al supermercato: le etichette. Bellissime, ne diamo atto: stemmi araldici, grafiche super alla moda, lettering creativi. A volte sembrano davvero mini opere d’arte che potresti usare benissimo per decorare gli angoli di casa.
Ma saperle leggere? Eh. Quella è un’altra storia. Ci azzardiamo a interpretare appena appena quella davanti; se iniziassimo anche con quella sul retro, finirebbe malissimo.
Sull’etichetta frontale mettono informazioni che possono sembrare facili, ma in realtà non lo sono affatto: un nome poetico, la regione (che almeno ci dà quel minimo di orientamento geografico), la denominazione tipo DOC, DOCG o IGT (chiediamo scusa a tutti gli esperti del settore, stiamo studiando, giuriamo), un‘annata che, per noi, è solo un numero e un vitigno che vedi scritto solo se sei fortunata.

Perché esistono tanti vini uguali… ma tutti diversi?
E fin quì, sopravviviamo. Ma poi arriva la parte che davvero ci manda nel pallone: per quale motivo esistono diecimila vini uguali…ma tutti diversi? Come facciamo a distinguerli quando dobbiamo scegliere una bottiglia di vino al supermercato?
Esempio pratico: diecimila Valpolicella diversi…davvero?
Uno si chiama Valpolicella, poi c’è il Classico, poi il Superiore, e poi ancora il Ripasso… Insomma, un insieme di nomi che si assomigliano fra loro, che si intuisce gli esperti sappiano distinguere, ma che per noi è solo un modo per dire: “Ok, mi sono ufficialmente persa.”
E non è finita. Il momento drammatico arriva subito dopo. Stiamo parlando ovviamente del prezzo. Guardiamo due bottiglie, apparentemente identiche, e la domanda inevitabile è: perché questa costa 5 euro e l’altra 20? È più buona? Ma se hanno lo stesso nome perché? Sono fatte diversamente? È una questione di qualità…o di marketing? E soprattutto: come facciamo a capirlo se non ne sappiamo niente?
Alla fine si conclude sempre alla stessa maniera
Dopo avervi raccontato tutte le nostre difficoltà nel capire come scegliere una bottiglia di vino al supermercato, confesso che la verità è molto più imbarazzante di quanto vorrei ammettere.
Alla fine, scegliamo quella con l’etichetta più bella. Oppure, per convincerci di aver fatto una scelta sensata, prendiamo quella con il prezzo medio-alto (mai altissimo, eh).
Tanto se costa di più il vino è più buono…no?

Nel frattempo puoi recuperare anche il nostro articolo precedente.
Lo trovi qui: https://www.italianwinepodcast.com/italian-wine-blog/si-la-gen-z-beve-lo-spritz-e-ha-anche-un-buon-motivo/


