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Settembre, vendemmia e quella voglia di campagna

Cassetta di uva bianca durante la vendemmia in vigneto

Settembre è il mio mese preferito da sempre. Forse per quella luce che cambia tutto e rende bellissime anche le strade che facciamo ogni giorno. Per il profumo dell’uva che arriva dai campi e si sente ancora prima di vedere i vigneti. O anche per quei trattori che, proprio quando hai più fretta, decidono di rallentare il traffico. E stranamente non mi danno nemmeno così fastidio.

C’è qualcosa nel ritmo di settembre che mi piace. L’estate non è ancora del tutto finita, ma l’aria è diversa. La città riparte, e fuori succede qualcosa di molto più lento: è tempo di vendemmia.

La parte che non vediamo

Quando pensiamo alla vendemmia, è facile immaginare la versione più bella: la luce del mattino, le cassette piene d’uva, le mani sporche, il pranzo all’aperto. Tutto molto countryside, tutto molto Instagrammabile.

Poi però c’è la sveglia alle cinque. C’è chi quando noi stiamo ancora dormendo è già in vigna, perché nelle ore più fresche si lavora meglio. Ci sono giornate lunghe, caldo, schiena che fa male, cassette da spostare e un lavoro fisico che dalle foto si vede poco.

È una parte della vendemmia che racconta molto più di qualsiasi tramonto perfetto: dietro quella bottiglia che arriverà sulla nostra tavola c’è un lavoro vero, spesso duro, fatto di gesti ripetuti e di persone che conoscono quella terra molto meglio di noi.

Non è tutto oro quello che luccica, insomma.

Cesto con uva raccolta durante la vendemmia
Persone al lavoro tra i filari durante la vendemmia

Il countryside moment, ma per davvero

Forse è anche per questo che oggi ci incuriosiscono così tanto le esperienze in vigna. Sempre più cantine propongono durante la vendemmia la possibilità di entrare nel vivo di questo momento: passare qualche ora tra i filari, vedere la raccolta, conoscere il lavoro che c’è dietro una bottiglia e poi magari fermarsi a mangiare e bere qualcosa insieme.

È una versione molto diversa del turismo del vino: non guardi semplicemente la vigna da lontano. Per qualche ora provi a stare dentro quel ritmo.

E qui scopri che la vendemmia è molto meno romantica di come sembrava, ma proprio per questo è più interessante.

Certo, è bellissima. È facile trasformarla in una foto aesthetic di settembre, ma forse il punto è proprio andare oltre la foto. Perché prima del calice c’è un paesaggio. Prima della bottiglia c’è una stagione. E prima di tutto questo ci sono persone che si alzano quando noi stiamo ancora dormendo: il vino, visto da qui, diventa un po’ più reale.

Non serve sapere tutto di viticoltura per capirlo. Basta vedere cosa succede prima che una bottiglia arrivi sul tavolo.

Forse è questo che amiamo di settembre

Non credo che vogliamo davvero trasferirci tutti in campagna. Ci piace la città, il brunch, uscire a cena e avere tutto a pochi minuti. Però forse abbiamo iniziato a desiderare qualcosa che la campagna rappresenta: un ritmo diverso, più concreto, fatto di cose che non possono essere accelerate. La vendemmia ci ricorda proprio questo.

E a me piace che settembre riesca a raccontarlo anche senza bisogno di andare in vigna: nella luce, nel profumo dell’uva e nei trattori che rallentano il traffico. Poi, se una volta vogliamo davvero capire cosa significa vendemmiare, possiamo sempre svegliarci alle cinque e salire con loro sul trattore. Probabilmente dopo il primo panino a metà mattina, avremo molto più chiaro cosa ci sia veramente dietro a quel bicchiere di vino.

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