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Tu vuo’ fa’ la Siciliana

di Stevie Kim

Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 43 del magazine Vitae, pubblicazione ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier, uscito a dicembre 2024.

È risaputo come io abbia un debole per la Sicilia, culla di alcuni tra i vini più sexy d’Italia e modello di branding regionale vincente dal quale c’è molto da imparare. Tuttavia, no: l’americana a cui si riferisce il titolo non sono io, bensì Melissa Muller. Newyorkese, sommelier, chef, scrittrice e protagonista dell’episodio 1908 del nostro ormai abituale compagno di Vitae Italian Wine Podcast, Melissa ci offre uno scorcio di Sicilia e della passione che l’ha portata a fare dell’isola l’epicentro della propria vita personale e professionale.

Melissa Muller cresce immersa nei discorsi sui trattati fiscali internazionali che il padre compone dal proprio studio legale di Wall Street. Mentre una scrivania col suo nome l’aspetta in quell’ufficio, lei sogna di scrivere una storia diversa: quella di una terra lontana, che l’accoglie ogni estate nel paese della nonna materna e dove ogni sapore e aroma sembrano aprirle le porte di un mondo arcaico e inesplorato. Studia antropologia alla Columbia University e consegue un master in giornalismo, focalizzandosi sulla gastronomia mediterranea. Attraverso il cibo, Melissa trova un modo per viaggiare nello spazio e nel tempo, immergendosi nelle tradizioni culinarie dell’isola e scoprendo le tracce di un passato che ha modellato il presente. A 22 anni apre il primo dei suoi tre ristoranti siciliani a New York, che trasforma in un punto d’incontro tra le sue ricerche e la passione per la cucina tradizionale. 

Tu vuo’ fa’ la siciliana.

La cucina siciliana è la memoria collettiva di un popolo, il riflesso delle tante civiltà che hanno attraversato il Mediterraneo e questa terra. 

Un aspetto curioso è quanto non le sia facile, all’inizio, far comprendere e accettare al pubblico il progetto. Il suo obiettivo è quello di offrire un assaggio dell’autentica Sicilia, senza scendere a compromessi. I clienti, però, entrano nel ristorante aspettandosi di trovare gli spaghetti con le polpette al sugo – galeotto fu Peter “Fat Pete” Clemenza del film The Godfather – e non con i ricci di mare o alla Norma. Una volta consultata la carta dei vini, tutti rigorosamente siciliani, alcuni addirittura escono dal ristorante per passare dalla vicina enoteca e tornare poi con una bottiglia di Chianti o di Barolo con cui accompagnare il pasto. Melissa si ritrova ad assumere il doppio ruolo di ristoratrice e di educatrice e, alla fine, la sua determinazione e i suoi sforzi di portano i propri frutti: i clienti imparano ad apprezzare la cucina e l’esclusiva carta dei vini, la quale attira anche l’attenzione di Wine Spectator

Arriva però il momento in cui quei laboratori siciliani a Manhattan non sono più abbastanza: è così che lascia dietro di sé il frenetico mondo della ristorazione newyorkese e si trasferisce definitivamente in Sicilia. Fast forward a oggi: Melissa contribuisce alla gestione di Feudo Montoni, l’azienda agricola biologica del marito Fabio Sireci dove, fra le altre cose, si dedica alla coltivazione di piante ed erbe e alla creazione di prodotti alimentari. Questa azienda è per lei un osservatorio perfetto per scoprire ancora più a fondo la cultura siciliana e diventare parte del suo cuore rurale. “La cucina siciliana” – spiega Melissa – “non è solo una questione di sapori: è la memoria collettiva di un popolo, il riflesso delle tante civiltà che hanno attraversato il Mediterraneo e questa terra”.

In questo mosaico di innumerevoli influenze rientra anche il felice accostamento di contrasti: un esempio è la pasta con le sarde, dove mare e terra, note salate e dolci, semplicità e ricchezza danno vita a uno squisito equilibrio. Aggiunge Melissa: “Si tratta di un piatto povero che richiede ingredienti poco costosi e disponibili in abbondanza. Le sardine, in primavera, sono più di quante se ne possano pescare; il finocchietto selvatico inizia a crescere spontaneamente a febbraio e, sempre in primavera, si trova dappertutto ed è estremamente tenero. Ecco perché, a Palermo, questo piatto viene spesso chiamato pasta ‘ca’ munnizza’, che significa ‘pasta con la spazzatura’. Per me è un simbolo di come la Sicilia sia un’isola che ha l’eccezionale capacità di ottenere il massimo da ciò che trova a portata di mano”.

Seguendo lo stesso principio, la stagionalità degli ingredienti gode di alta considerazione. La ricotta di pecora, ad esempio, ha un sapore diverso a seconda della stagione: in primavera, quando gli animali si nutrono dei fiori selvatici dei pascoli, è più aromatica e complessa e dà al tipico cannolo siciliano un sapore unico e straordinariamente diverso rispetto a quelli preparati in estate o in inverno. 

Se la cucina rappresenta il cuore della storia di Melissa, il vino è senza dubbio l’anima che l’accompagna. Quando prova per la prima volta il Nero d’Avola – nella fattispecie il “Vrucara” della sua futura casa Feudo Montoni, prodotto da viti pre-fillossera e per lei emblema dell’autentici- tà siciliana – ha una sorta di esperienza mistica: “Era una serata rumorosa, nel mio ristorante di New York, ma appena ho assaggiato quel vino tutto si è fermato. Mi sono sentita trasportata in un’altra dimensione, immersa completamente in quel bicchiere”. Oltre che al nero d’Avola e ad altre varietà autoctone come il catarratto e il grillo, il lavoro di Melissa ruota attorno a grano, legumi, ulivi ed erbe, tutti coltivati secondo principi biologici e tutti valorizzati nella sua cucina e nei relativi racconti che, tra ingredienti locali, preparazioni e abbinamenti col vino, suonano come un’ode alla ricchezza della Sicilia. 

La storia di Melissa Muller è in fondo una riflessione sul potere del cibo e del vino mediterranei come strumenti di connessione e trasformazione. Col suo percorso di “straniera” che ha fortemente voluto diventare siciliana, porta un contributo sensibile a sfumature che i siciliani stessi potrebbero dare per scontate. Il suo punto di partenza la colloca lontano, ma il vincolo che ha scelto di coltivare con questa terra è profondo e consapevole, basato non sul fascino di un mondo esotico, bensì sul desiderio di farne parte e raccontarlo in tutta la sua autenticità. In questo senso, Melissa non è solo spettatrice o ambasciatrice; è anche un’interprete capace di restituire la complessità della Sicilia con uno sguardo a metà tra l’intimo e l’analitico, tra chi appartiene a un luogo e chi, amandolo, continua a scoprirlo. Con il suo lavoro tra cucina e viticoltura, Melissa ci offre un esempio di quello che tutti noi già sappiamo: l’enogastronomia è molto più di un business. È un’arte, è un atto d’amore che dà voce a una terra e una cultura che hanno ancora tanto da raccontare.

Stevie’s book corner

Quello che Melissa propone non è un semplice libro di ricette, bensì il racconto di un’outsider e insider al tempo stesso desiderosa di condividere la propria passione per questa cucina, dove le innumerevoli e profonde contaminazioni storiche si sono fuse con le radici locali in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori dal carattere inconfondibile. Completano l’opera aneddoti personali, suggerimenti per chi volesse organizzare un viaggio in Sicilia e le bellissime foto di Sara Remington. 

Robert Camuto, autore e giornalista newyorkese pluripremiato nonché storico collaboratore di Wine Spectator, ha scritto questo libro mosso più dalla voglia di scoprire l’essenza più selvaggia e audace della Sicilia nel suo complesso che dal suo interesse per la scena vinicola, comunque riconoscibile. Tra le maglie del racconto emergono anche i sapori contrastanti delle tradizioni culinarie siciliane, dove il vino diventa una metafora dell’identità indipendente e fiera di questa terra affascinante.

Pubblicato anche sulla rivista Vitae numero 43 di dicembre 2024.

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