di Stevie Kim
Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 50 del magazine Vitae, pubblicazione ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier, uscito a Settembre 2026.

Houston Livestock Show and Rodeo
Photo Credit: Danielle Grossman
Scrivo queste righe appena rientrata da dieci giorni di viaggio in Texas, dove ho visitato Houston, Austin e Dallas. La sensazione, una volta rientrata in Italia, è quella di aver fatto centinaia di incontri, anche se mi sono resa conto che erano molti meno. Quest’impressione nasce dalla diversità delle persone che ho conosciuto: importatori, distributori, grossisti, dettaglianti, sommelier, ristoratori, beverage director e formatori. Ma anche un numero che mai avrei pronosticato di Master Sommelier.
Scrivendo cerco di mettere insieme le impressioni e constato con chiarezza che non c’è un mercato con regole comuni in Texas. Houston è una metropoli sconfinata e multiculturale dove è diffuso il senso di accoglienza. Dallas la definirei più formale, caratterizzata da un benessere economico che si tramanda da generazioni (old money, si dice), con la presenza di grande ristorazione in stile steakhouse e cantine di pregio. Austin invece appartiene a un altro pianeta: la presenza di aziende del settore tecnologico fa la differenza, così come il tipo di ricchezza che si percepisce (new money, in questo caso), con l’affluenza massiccia di professionisti provenienti dalla California. Un esempio per capire possono essere le vetture Waymo a guida autonoma che attraversano Austin e la rendono unica nello stato del Texas.
Si potrebbe parlare molto su ciascuna delle tre realtà, ma l’elemento che mi ha colpito di più di questo viaggio non è una bottiglia specifica, un ristorante o una carta dei vini, ma qualcosa che riguarda direttamente le persone.
I volontari
Facciamo un passo indietro e parliamo dello Houston Livestock Show and Rodeo, ovvero la più grande esposizione di animali da fattoria al mondo con tanto di rodeo in puro stile americano. Ogni anno l’evento si tiene a Houston unendo il lato fieristico zootecnico, lo spettacolo del rodeo e grandi concerti di star internazionali. Insomma, una celebrazione in grande stile della cultura western.
Houston Livestock Show and Rodeo
Photo Credit: Danielle Grossman
In questa cornice il dato più impressionante non riguarda la presenza del pubblico (per inciso i dati ufficiali parlano di 2.621765 visitatori in 24 giorni di evento), ma quella dei volontari che prestano servizio: oltre 35.000 volontari distribuiti su 109 comitati che forniscono più di 2,1 milioni di ore di lavoro. Molti di loro programmano persino le proprie ferie in funzione dell’evento.
Durante i miei incontri ho avuto modo di conoscere i responsabili del comitato del vino del Wine Garden, un’area all’aperto dedicata all’enogastronomia pensata come parte più rilassata e raffinata rispetto al rodeo. Qui, abbinati al cibo, si possono degustare al calice o in bottiglia i vini (provenienti da tutto il mondo) che vengono premiati durante il Rodeo Uncorked! International Wine Competition, uno dei concorsi vinicoli più grandi degli Stati Uniti. Alcuni addetti ai lavori mi hanno riferito che durante la manifestazione vengono vendute ben oltre 90.000 bottiglie. Una cifra notevole.
Rodeo Uncorked!
Photo Credit: Rodeo Uncorked!
Ma resta la domanda: come si crea una comunità così coesa che le persone scelgono di lavorare anno dopo anno a titolo gratuito? Il pensiero mi è andato agli usuali temi che affrontiamo qui in Italia e mi sono chiesta quanti di questi volontari fossero della Gen Z. Sorridendo, ho pensato alle difficoltà che ho a far portare fuori il cane o la spazzatura ai miei figli.
Forse la risposta sta nel fatto che in Texas il volontariato non è quasi mai solo lavoro manuale: è senso di appartenenza. I comitati generano amicizie, identità e tradizioni. Le persone ritornano, coinvolgono altri membri, instaurano legami e diventano parte di un progetto più ampio dell’evento stesso.
Ma lo stupore non mi ha mai lasciata e parlando continuavo a chiedere alle responsabili del comitato: «Fate tutto questo gratis?»
Poi c’è TEXSOM
TEXSOM è una delle conferenze e organizzazioni per professionisti del vino più prestigiose e influenti degli Stati Uniti. Fondata nel 2005, promuove la formazione nel settore delle bevande e organizza i TEXSOM International Wine Awards, una celebre competizione enologica globale.
Qui la cultura del volontariato assume contorni diversi, pur condividendo la medesima filosofia: la partecipazione diventa parte integrante del percorso formativo. Un giovane sommelier può trascorrere la giornata a preparare le batterie d’assaggio, lucidare i calici, movimentare le bottiglie o assistere durante i seminari, lavorando al contempo al fianco dei professionisti più esperti del settore. Il valore effettivo non sta nell’accesso all’evento, ma nell’accesso alle persone.
Ho avuto l’occasione di presiedere un incontro destinato ai volontari e ai responsabili dei comitati che era fissato per le 7:30 del mattino: quello era l’unico momento della giornata in cui erano liberi. Ero inizialmente dubbiosa ma mi sono dovuta ricredere: ho trovato una platea attenta e sinceramente interessata a Vinitaly.USA e, soprattutto, alla Vinitaly International Academy. Alcuni di loro si sono iscritti immediatamente all’edizione di New York del programma.
Photo Credit: TEXSOM Conference
In questa occasione ho compreso la dinamica del sistema del Texas: mentor, colleghi attuali e futuri, datori di lavoro sono un sistema complesso dove l’operatività stessa si trasforma in apprendimento. È questo l’elemento di forza del modello. Il volontario non è una risorsa per colmare una carenza di organico. La relazione è bidirezionale: l’organizzazione riceve tempo e dedizione; il volontario acquisisce competenze, credibilità, contatti e un canale d’accesso alla professione. Col tempo molti volontari diventano sommelier, formatori, buyer e beverage director, per poi tornare a supportare la generazione successiva. Un sistema autoreferenziale in senso virtuoso.
Col senno di poi ho compreso che il segreto di questa partecipazione di volontari allo Houston Rodeo e a TEXSOM è sorprendentemente semplice. Le persone sono disposte a collaborare e impegnarsi quando viene dato loro qualcosa in cambio, anche se non è necessariamente denaro. Può essere conoscenza, relazioni, amicizia, identità, tutoraggio o la semplice consapevolezza di contribuire a qualcosa di rilevante.
Quest’idea, che stava prendendo forma, mi ha accompagnata durante tutto il resto del viaggio. Negli incontri di lavoro ha cominciato ad avere una chiave di lettura per interpretare cosa è importante nelle relazioni in Texas: la qualità del prodotto è la premessa, così come la correttezza del prezzo e la sostenibilità dei margini. Ma questi fattori sono solo premesse. Sono i rapporti stessi a perfezionare la vendita. Chi ha proposto il vino? È una figura affidabile? Risponderà al telefono? Comprende le dinamiche del locale? Garantirà assistenza al cliente anche dopo il primo ordine? Un acquirente può apprezzare il vino e l’offerta, ma una carta dei vini resta sempre un impegno tra persone.
Il Rodeo mi ha mostrato questo principio su scala comunitaria. TEXSOM lo ha confermato sul piano professionale. Il commercio del vino in Texas è la prova di mercato. Tutte e tre le realtà poggiano sul medesimo fondamento: la scelta continuativa di investire nelle persone.
Forse il Texas non ha scoperto il Sacro Graal del volontariato, però ha compreso qualcosa di più sostanziale: il vero obiettivo non consiste nel reperire individui disposti a prestare la propria opera gratuitamente, bensì nel costruire una comunità per la quale valga la pena farlo. La medesima cosa, per me, vale per il vino. Una buona bottiglia può aprire una porta, ma è la relazione che fa ritornare le persone.
Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 50 del magazine Vitae, pubblicazione ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier, uscito a Settembre 2026.








