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L’Età del Vino, le Stagioni del Pubblico

di Stevie Kim

Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 44 del magazine Vitae, pubblicazione ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier, uscito a marzo 2025.
Il vino invecchia. E questa non è una cattiva notizia. Anzi: la sua capacità di evolvere nel tempo, raccontando qualcosa di diverso a ogni stagione, è una delle sue caratteristiche più affascinanti. Diverso è quando a invecchiare sono il suo pubblico e il suo linguaggio. 

Parlare di vino non può significare usare sempre lo stesso tono. Il pubblico cambia con l’età, l’esperienza, l’attitudine. Avere vent’anni nel 2025 non è come averli avuti negli anni ’90, figuriamoci negli anni ’60. Tra un ventenne al primo calice e un collezionista di Barolo c’è un oceano comunicativo: il racconto, le modalità e gli strumenti vanno adattati. 

Gioventù: tra reel, bollicine e rivoluzione

I giovani bevono vino. Non tutti, non tanto quanto vorremmo e forse non quello che ci aspettiamo, ma lo bevono. E, soprattutto, lo condividono. Sui social, intendo. Per chi immagina il vino come un culto per pochi, questa generazione può sembrare irriverente. Ma la giovinezza risponde a spontaneità e immediatezza, a contenuti visivi, istintivi, brevi. 

Parliamo di meme, reel, storie: format leggeri, ma non per forza superficiali. Sono nativi digitali cresciuti con TikTok, Spotify e algoritmi che filtrano tutto. Parlano un’altra lingua e il vino, se vuole farsi ascoltare, deve impararla. 

Per i giovani, il vino non va spiegato: deve coinvolgere e sedurre, deve essere accessibile e contaminato. Lo Champagne? Anche un’icona trap. Il Lambrusco? Protagonista di un World Lambrusco Day itinerante. Il vino è lo sfondo di una cena, un tramonto, della foto perfetta.

Scoperta: il ponte tra curiosità e consapevolezza

Tra la spontaneità della giovinezza e la consapevolezza della maturità esiste una fase di transizione. È quando si ascolta un podcast sul vino, si segue un corso da sommelier, si entra in una community. L’interesse non è ancora sistematico, ma il vino diventa oggetto di esplorazione. 

Qui entrano in gioco figure decisive: sommelier, wine educator, influencer, tutti coloro che fungono da ponte tra il mondo del vino e chi vi si avvicina. Questi ambasciatori traducono la complessità e aiutano a compiere il salto verso la comprensione autentica. Senza di loro, molti restano fermi nella fase infantile. 

Un tempo contavano quasi solo i punteggi su guide e riviste. Oggi, invece, ogni persona è un micro-influencer per amici, clienti, conoscenti. L’educazione al vino passa attraverso relazioni, narrazioni, fiducia. Come sottolineano libri come Social, PR e Media Relations del vino (Mamma Jumbo Shrimp, 2024), chi comunica e media il racconto enologico gioca un ruolo strategico.

Maturità: complessità, storytelling, autenticità

Arriva un momento in cui si cerca qualcosa di diverso. La maturità può arrivare presto o non arrivare mai: non è una questione anagrafica, è un approccio. Si vuole andare oltre il calice, sapere chi c’è dietro l’etichetta e, magari, capire perché un vino è buono. Il lessico si fa più ricco, ma non accademico: deve essere autentico, riconoscibile e informativo. 

Oggi, sempre più produttori si raccontano in prima persona. E funziona: il pubblico maturo apprezza la verità, anche imperfetta. Le esperienze contano: in degustazioni, viaggi e abbinamenti, il vino si fa un linguaggio multisensoriale che evoca emozioni e fa sentire il consumatore partecipe. 

La maturità è la stagione della curiosità informata. Si scopre che un Aglianico può invecchiare come un Bordeaux, o che il Verdicchio ha più anime. Ma attenzione: questo pubblico non vuole lezioni, vuole dialogo. La comunicazione efficace, qui, è quella che accoglie e ascolta.

Terza età: memoria, riflessività, tempo

Ecco la stagione della lentezza, quella “da meditazione” in cui si assapora ogni sorso. Qui troviamo conoscitori esperti, appassionati storici e veterani del settore. Anche qui, però, non si tratta necessariamente di età anagrafica: anche un trentenne può essere un vecchio saggio del vino. 

Per comunicare efficacemente, servono rispetto e profondità, senza reverenza. Il tono può essere colloquiale, ma mai semplicistico. Citazioni, confronti tra annate e ricordi collettivi sono tutti strumenti potenti, perché il vino diventa storia personale. Anche in un mondo dominato dai contenuti fast, un podcast di 30 minuti ben fatto o un articolo dettagliato possono avere più impatto di mille TikTok. 

Anche un pubblico esperto si informa online, scorre il feed dei social e guarda video. La differenza, magari, è che distingue più facilmente ciò che vale da slogan vuoti e identità costruite in serie. Non serve rinunciare alla profondità: basta saperla raccontare.

Pronti al cambio di stagione

Parliamo spesso delle stagioni del vino, meno di quelle del suo pubblico. Eppure, saperle riconoscere è fondamentale, proprio come sapere quando una bottiglia è pronta per essere stappata. Comunicare il vino con lo stesso registro a chi è in stagioni diverse è come suonare la stessa canzone a volumi diversi pensando che questo ne cambi la melodia. Chiaramente, non basta: serve riarrangiare la partitura. 

La freschezza di chi beve per la prima volta, la curiosità di chi sta approfondendo, l’introspezione di chi ha già un proprio gusto, la memoria di chi sa riconoscere un’annata a occhi chiusi sono tutte stagioni dello stesso pubblico, persino della stessa persona. Come comunicatori del vino, dobbiamo essere in grado di dialogare con ognuna. 

Stevie’s book corner 

L’autore racconta l’evoluzione di una cultura enologica millenaria attraverso i volti, le pratiche e le idee della nuova generazione di vignaioli. Il libro alterna narrazione critica e approfondimento geografico, offrendo una lettura densa, ma accessibile anche per chi vuole comprendere le sfide ambientali, economiche e identitarie che stanno cambiando il vino di Francia. È un testo utile per chi osserva l’innovazione e i nuovi linguaggi nel mondo del vino. 

Victoria James racconta la sua esperienza come giovanissima sommelier nel competitivo mondo della ristorazione americana. Riflettendo sul rapporto tra vino, genere, potere e resilienza, offre uno sguardo inedito su ciò che significa essere giovani, ambiziosi e fuori dagli schemi in un settore ancora fortemente ancorato a dinamiche tradizionali. Un esempio di come le nuove generazioni stanno ridefinendo il ruolo del sommelier, dentro e fuori la sala.

Pubblicato anche sulla rivista Vitae numero 44 di marzo 2025.

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