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Margarita Vista Skyline e Frat Parties: Cosa si beve negli USA a Vent’anni?

Vivere ad un’ora da Manhattan mi è sempre sembrato un sogno irrealizzabile, fino all’anno scorso. Ho chiuso la mia vita in una valigia da 23 kg e sono salita tutta sola su un volo. Stavo iniziando la mia esperienza come au pair e andavo a vivere in prima persona il famoso American Dream: a volte mi sembra ancora strano pensarci. Esperienza incredibile con alti e bassi, ma sicuramente con tanto tanto divertimento. Ho scoperto tantissime cose su questo paese: stile di vita, amicizie, città gigantesche e natura sconfinata. Sono riuscita anche a capire com’è bere negli Stati Uniti a 22 anni. Se dovessi definirlo con una parola sola proprio non riuscirei, io questa realtà l’ho vissuta e vorrei raccontarvela ora che sono tornata in Italia.

Ma dove, quando e cosa si beve?

Pre-game, Afterparty, Halloween, Mardi Gras, Santacon (pensate a un enorme giro dei pub vestiti da Babbo Natale), Friendsgiving (sì, esiste),.. Sono tutte situazioni che, quando vivevo negli Stati Uniti, facevano scattare in tutti l’immagine di una serata con protagonisti quei cocktail dolcissimi che finchè non li bevi, non li riesci a visualizzare.

Cliché, stereotipi e cocktail mainstream

Che si tratti di un rooftop nella Grande Mela, o una festa nella casa di una confraternita, una cosa era certa: un drink molto zuccherato era immancabile.
I classici bicchieri rossi che si vedono nei film? Esistono veramente. I cocktail già pronti in lattina? Decisamente la normalità. E il margarita vista skyline? La cosa più mainstream che abbia provato, ma lo rifarei mille volte.

Young, broke and slightly drunk

Bere negli Stati Uniti, ma a che prezzo? Insomma, mi sembra sia chiaro che ogni occasione fosse buona per quel mix di alcol e musica di cui ci si pente sempre la domenica mattina nel letto. Il motto è sempre lo stesso a quest’età, in ogni parte del mondo: young and broke. Per quanto amassimo sentirci all’interno di Gossip Girl sorseggiando i famosi overpriced cocktails, per la maggior parte delle volte, i bicchieri di plastica rossi erano la prima scelta. 

Anche il Ringraziamento è una scusa per bere

Esattamente un anno fa mi stavo preparando a vivere il mio primo Ringraziamento negli Stati Uniti. Anche il Thanksgiving si sta trasformando; è sempre più conosciuto il “Friendsgiving”, forse ormai una scusa per bere con gli amici del college che non sono tornati a casa a festeggiare il Ringraziamento, alla ricerca di una sbronza che verrà smaltita con fatica in fila ai negozi per il Black Friday. 

Non è solo questione di alcol

E poi c’era quella parte che nessuno racconta: bere non era solo andare a feste o ordinare margarita sui rooftop. Era un modo per sentirsi parte di qualcosa: nonostante i drink fossero dolcissimi e le serate finissero spesso con un Uber condiviso con sconosciuti all’ultimo minuto, c’era sempre quella sensazione di essere esattamente dove volevi essere.

L’aperitivo vince a mani basse sui frat parties

Ma quanto mi è mancato l’aperitivo! Trovarsi con gli amici al solito bar, uno spritz o un calice di vino e qualche stuzzichino. Negli Stati Uniti bere un aperitivo non è un concetto di socialità come in Italia. Là a vent(un)’anni non bevi perchè ti piace ma perchè regna una gara interna su chi riuscirà a bere di più questa volta.
Le feste delle confraternite sono il luogo preferito dalla Gen-Z per bere negli Stati Uniti: piene di amici, musica, alcol a basso costo e spesso organizzate a tema. Un modo diverso di vivere la serata, meno curato e più improvvisato, che a volte fa sorridere e altre ti fa rimpiangere un po’ la semplicità italiana.

Nostalgia italiana e fascino americano

Alla fine, bere negli Stati Uniti a vent’anni è un mix tra ingenuità e drink discutibili. Non sarà elegante come un aperitivo italiano, ma ha un fascino tutto suo. Ora che sono tornata, però, basta cocktail in lattina: datemi un Spritz, i miei amici e posso finalmente dire di essere tornata a casa.

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